25 marzo 2017

I Celti: Albero della Vita, Ogham ed oroscopo degli alberi

Oggi nuovo appuntamento celtico, riposante e rilassante perché parla di Alberi .














Ormai è noto a tutti che gli alberi conferiscano molta energia e che camminare in un bosco o una pineta sia d'aiuto nel ridurre lo stress ed allentare la tensione ma ,pur essendo questo risaputo, forse non tutti conoscono il valore simbolico legato all'albero e da dove esso abbia avuto origine.
Perciò vediamo insieme questa cosa che ,nemmeno a farlo apposta, "affonda le sue radici" nell'antichità del mondo, anche di quello celtico.

Buona lettura!


Abbiamo già visto in precedenza che per i Celti esisteva il concetto di Albero Cosmico in quanto raffigurazione verticale del Mondo diviso in tre parti ma diamo ora uno sguardo a quel simbolo celtico che spesso si ritrova su gioielli o decori: l'Albero della Vita.




















In questo simbolo, i rami e le radici s'intrecciano creando un motivo decorativo collegato ed una trama complessa che narrano di quanto la vita sia ciclica e di quanto tutto sia strettamente unito e dipendente dal resto, di come il Mondo di Sotto ed il Mondo di Sopra vivano reciprocamente grazie alla presenza dell'altro e di come gli stati interiori dell'essere umano ,se ascoltati, possano condurre all'illuminazione, al Cielo, a quel punto in alto sopra la chioma dal quale si riesce a vedere tutto con maggiore chiarezza.

E' un concetto simbolico profondo ma al tempo stesso semplice e di facile raffigurazione e ricorda molto da vicino le ruote indiane dei Chakra che ,se ben sviluppate ed aperte, conducono ad una vita migliore e più equilibrata.

L'albero della vita celtico, chiamato in gaelico Crann Bethadh, è poi così ricco ed intrecciato per indicare le difficoltà ed i nodi che s'incontrano nella vita, quegli eventi dell'esperienza quotidiana che, se affrontati, ci permetteranno ci crescere ed evolvere, anche spiritualmente.













Ormai sapete che per i Celti la visione spirituale della vita era importantissima e forse grazie a questo post comprenderete meglio anche perché essi abbiano dato così tanta importanza ai boschi.

In generale l'albero è un simbolo, un archetipo che rappresenta l'universo ed il mondo ,così come il concetto di genealogia e quindi della "somma delle esperienze" di chi ci ha preceduto sulla Terra.
Per questo motivo viene detto anche albero della vita o della conoscenza.
Esso è composto di più parti come radici, tronco, foglie e fiori/frutti, tutte con la loro valenza magica e simbolica. Infatti, se le radici portano nutrimento alla pianta, il tronco ne assicura stabilità mentre le foglie, con il loro potere curativo, guariscono i mali ed i fiori e frutti abbelliscono e sfamano la vita.

L'albero poi è visto anche come collegamento fra Terra e Cielo, fra la realtà ed i sogni, e raffigura l'equilibrio dell'uomo che ,solo se ben radicato nel suolo, può permettersi di sognare (e quindi di creare, progettare e vivere) senza rischiare d'essere portato via dal vento dell'immaginazione fine a se stessa e dalle tempeste della vita.

Ancora, la chioma ed i rami di un albero offrono riparo ed accoglienza agli animali, soprattutto agli uccelli che sopra vi nidificano o agli scoiattoli che dentro vi nascondo le provviste, diventando quindi simbolo di protezione ed inoltre ,grazie all'ossigeno che producono, una grande fonte di vita per tutti, uomo compreso.

Tutto questo, i Celti lo sapevano bene e veneravano così tanto gli alberi da creare persino un oroscopo ed un alfabeto ad essi collegati.

L'Oroscopo Celtico è legato alle fasi lunari e vede i diversi alberi associati a determinati periodi in determinati mesi permettendo a ciascuno di trovare il proprio albero corrispondente ,grazie alla data di nascita, che ne illustra la personalità.



















Come molte altre cose è ovviamente da considerarsi simbolico e non "oroscopo" nel senso comune del termine.
Il vostro albero non vi dirà cosa aspettarvi dal mese o dal giorno in corso ma piuttosto vi racconterà la vostra natura profonda suggerendovi come vivere per farlo al meglio, in equilibrio e serenità.
Quindi ,una volta individuato l'albero cui appartenete, prendetevi del tempo per leggere di più riguardo a quella pianta e alla sua provenienza e non fermatevi al semplice oroscopo.
Così facendo scoprirete di voi qualcosa in più e magari vi si chiariranno lati del carattere che non conoscevate bene.

In sostanza, usate questo oroscopo come andrebbero usati altri strumenti divinatori quali Tarocchi, I Ching o le Rune, e cioè per crescere e non per vedervi dentro il destino.
Avete una testa, il libero arbitrio e la coscienza e perciò usatele sempre tutte e prendete il resto come spunto per una crescita psicologica ed interiore perché ,in fondo, questo è il fondamento di ogni antica religione o saggezza:
guardare dentro di sè per diventare la versione migliore di se stessi e quindi vivere più in equilibrio con il resto del mondo .

Quanto invece all'Alfabeto Celtico, che si chiama ogamico o Ogham,  si tratta di un tipo di scrittura molto antica ,usata per trascrivere le antiche lingue celtiche.















L'Ogham non ha lettere come intendiamo noi ma ottiene le proprie, dette "feda", partendo da un'asta verticale incisa da alcuni tratti inclinati, a destra o a sinistra, e rappresenta più un codice simbolico che una lingua da usare tutti i giorni.
Difatti pare che questi simboli venissero incisi o raffigurati su pietra o legno ed usati per "riconoscersi" o indicare posti specifici agli "addetti ai lavori".

Quanto alla pronuncia, dovete pensare alle lingue celtiche con suoni un po' più "forti" rispetto a quelli che conosciamo oggi.
Non so se vi sia mai capitato ma a me, leggendo un po' di bretone (o meglio provandoci), è saltata all'occhio proprio questa caratteristica, le parole hanno meno vocali e più che altro sono composte da consonanti in sequenza e dal suono secco o che fa rotolare la lingua in bocca.
Qui sotto vedete l'esempio di un cartello stradale bilingue francese/bretone ma se cercate un qualsiasi poema ,scritto in gaelico o cornico, vi renderete meglio conto di cosa voglio dire.
















Purtroppo i documenti relativi all'Ogham non sono molti ,anche se esiste qualche testo risalente al V-VI secolo d.C, e la maggior parte di queste iscrizioni sono presenti su pietre funerarie sparse un po' in tutte le sei nazioni celtiche moderne perciò ,se vi capita di fare un viaggetto ... beh, fateci caso :)














L'Ogham e l'oroscopo celtico sono stati collegati dal poeta e romanziere britannico di fine ottocento Robert Graves, che creò l'antico calendario arboreo associando tredici mesi lunari più cinque giorni intercalari alle lettere ogamiche e agli alberi sacri alla tradizione celtica.
In realtà Graves prese l'idea dall'antiquario Edward Davies che aveva già stabilito una sua correlazione fra alberi e lettere ma bisogna ricordare che queste sono tutte derivazioni da studi personali e che ,di effettivamente celtico, esistono solo l'Ogham ,in quanto scrittura, e l'abbinamento dei mesi agli alberi.

L'antico calendario arboreo quindi sarebbe solo un'invenzione o una bella rivisitazione/recupero della cultura celtica che a suo modo ha comunque permesso di salvarne la tradizione, come vedremo nei post dedicati alla storia celtica e alle due età dell'oro.


Prima di salutarvi vi racconto ancora che l'albero in quanto fonte di saggezza appartiene a diverse culture nel mondo e che un'altra sua forma piuttosto conosciuta è quella dell'Yggdrasil della tradizione norrena, molto vicina a quella celtica poiché i vichinghi scesero dalle loro terre nel continente ,dove incontrarono appunto i Celti ,fondendo con loro le varie conoscenze.














L'Yggdrasil è per i vichinghi il sacro frassino, albero cosmico che sorregge con i suoi rami i nove mondi dell'Universo ed al quale Odino si sarebbe appeso a testa in giù per raggiungere la Conoscenza, l'illuminazione che il Mondo di Sotto gli avrebbe donato dal Cielo tramite le Rune.

L'Yggdrasil ,secondo la leggenda, sprofonda i suoi rami negli inferi e poggia su tre radici:
una che va verso il cielo degli Dei, l'altra verso la terra dei giganti e l'ultima verso il mondo in cui vive la sacra vacca che nutre con il suo latte l'Uomo Primordiale.

Alla base di queste radici vi sarebbero tre fonti:
-il Pozzo Risonante, da cui si dipartono tutti i fiumi del mondo
-la Fonte di Mimir, l'acqua sacra della sapienza dei giganti ,che Odino poté bere solo donando un occhio e diventando da allora il dio cieco da un occhio.
-la Fonte del Destino, la cui acqua ,unita all'argilla bianca, viene usata dalle tre Nornir per bagnare il tronco dell'Yggdrasil affinché non secchi e non muoia.

Infine, questo albero sarebbe il luogo dell'assemblea degli Dei e ,probabilmente per tutti questi motivi, Odino decise di appendervisi, restando esposto al vento e alla tempesta senza mangiare e bere per nove giorni e nove notti ,al fine di carpire tutto il magico sapere divino.

Dopo la nona notte ,la leggenda narra che Odino giunse in una fase "illuminata" ,che ancora oggi in molte culture si dice si possa raggiungere tramite il digiuno e la più completa pulizia interiore, e che le Rune comparvero nel Cielo ,cadendo poi ai piedi del frassino completamente chiare al Dio ,ormai possessore di tutta la conoscenza e del loro magico linguaggio, il "segreto della Terra" che prima egli poteva scorgere solo nel Cielo.

Anche se la storia legata all'Yggdrasil non è strettamente celtica ma d'origine vichinga, ho pensato d'inserirla perché mostra comunque il legame ancestrale fra l'uomo e l'albero cosmico e perché il sacrificio di Odino ,il quale offre se stesso in cambio della nascita delle Rune, esprime il concetto celtico e comune a tutto il mondo antico secondo il quale per scoprire la fonte sacra dell'equilibrio interiore bisogna vivere ,con tutte le fatiche comprese nel viaggio.


Adesso vi auguro un buon weekend invitandovi a passeggiare un po' fra gli alberi mentre riscoprite la vostra essenza naturale, che la bella stagione invita proprio a stare un po' fuori.

Il mio bosco preferito, ormai lo saprete di certo se avete letto i diari di viaggio, è la Foresta bretone di Broceliande, con il suo Specchio delle Fate, la Fontana di Barenton o l'Albero d'Oro ma sicuramente mille altri sono i luoghi verdi pieni di magia :)
Io attendo di sapere da voi quali sono i vostri e nel frattempo, se siete così fortunati da trovarvi in UK, vi suggerisco di recarvi a Gloucestershire per vedere  Puzzlewood e le bellezze naturali della Forest of Dean, usata anche come set per esterni in film (Star Wars) o serie tv (Merlin).
















Vi lascio qualche altra foto per farvi venire voglia di uscire ;)


























A presto!

18 marzo 2017

Festa di Ostara ,Equinozio di Primavera







Sebbene per i Celti la Primavera si festeggiasse nel suo inizio, ad Imbolc, e poi al suo culmine, a Beltane, sulla Ruota dell'Anno, fra queste due feste, ne troviamo una chiamata Ostara e che pur essendo una celebrazione secondaria merita di essere considerata perché ricca di simboli e curiosità.
Perciò cercherò di raccontarvela nella sua ampiezza e come festa che tutti conoscono con il nome di Equinozio di Primavera, anche perché dare uno sguardo a come veniva (e viene ancora) vissuta nel mondo permette di capire quanto le civiltà antiche fossero collegate fra loro e quanto le commemorazioni "moderne" affondino le radici nel lontano passato della Terra, comune a tutti noi.

L'Equinozio di Primavera è il momento in cui il giorno e la notte sono in equilibrio perché hanno la stessa durata, e seppure sia breve perché la luce del sole è destinata a crescere sempre più, viene considerato da tutti il momento del Risveglio della Natura.
Esso cadrà a breve, il 20 Marzo, ma io ve lo racconto oggi ,così avrete qualche giorno di tempo per entrare meglio nel clima della festa :)














Nel Mediterrano adesso è tempo di germogli e nel Nord Europa si inizia a seminare mentre ovunque fioriscono i piccoli bulbi che hanno covato al caldo della terra durante l'inverno.
Gli uccelli si accoppiano e nidificano e tra Marzo e Aprile si festeggia la Pasqua cristiana, simbolo di rinnovamento e trionfo sulla morte e momento in cui il sacrificio viene visto come futura rinascita.

A Marzo ,poi, ci sono almeno tre giorni dedicati ai principali santi cristiani di origine celtica (San Davide, San Piran e San Patrizio) divenuti festività nazionale per certi paesi, si festeggia l'Annunciazione e le diverse feste mariane del periodo ricordano i culti antichi incentrati sulla figura della Dea, la Terra, madre di tutto.

Inoltre, è d'uso mangiare dolci a forma di colomba e scambiarsi uova decorate, magari accompagnate  da buffi coniglietti bianchi o agnellini in pasta di mandorle, o ancora d'indossare piccole croci inscritte in un cerchio o giocare a palla.

Insomma, le usanze sono molte e per quanto possano sembrare disconnesse fra loro non lo sono affatto e possiedono invece un forte simbolismo in comune, ovvero la Rinascita del Sole, vista anche come il Sacrificio in favore della Vita.

Quindi meglio vederle tutte e scoprirne i collegamenti :)

Per la tradizione druidica contemporanea, l'Equinozio di Primavera è chiamato Alban Eiler, che significa Luce della Terra, ma al tempo dei Celti veniva detta Ostara (la stella dell'est) o ancora Eostre ,dal nome della Dea della Primavera e dell'Alba.














Per i Celti l'Est era simbolo di rinascita, ormai lo sappiamo bene, come anche punto in cui sorgeva il "forte del mare" da cui venne il magico Calderone "mai vuoto" e quindi penso risulti chiaro il collegamento fra questi e la festa stessa.
Quel che magari non a tutti è noto è però il fatto che da Eostre sia derivato il termine inglese "Easter" con cui si indica la Pasqua e che il dono delle uova vi sia collegato in quanto simbolo della vita che ritorna ,già vivo in era precristiana.














Pare infatti che molti popoli antichi, fra i quali anche i Celti, custodissero la tradizione dell'Uovo Cosmico dal quale sarebbe emerso il Mondo e che questo fosse il reale simbolo della Rinascita Primaverile perché sinonimo del periodo passato dall'uomo nel gembo materno prima di vedere la luce.

L'Uovo era considerato l'embrione primordiale che nasce dal Caos, inteso non come confusione ma come condizione che contiene le potenzialità di tutte le cose.
In pratica il Caos generatore dell'Uovo, di quel principio di tutto che prima era solo al suo stato primordiale e potenziale.

Secondo molte culture l'Uovo si dividerebbe in due parti come Terra e Cielo, Yin e Yang e rappresenterebbe sia la Dea che il Dio, in quanto tuorlo e guscio ,oppure i due momenti della cova e della schiusa.
Gli Egizi raccontano che sarebbe stato deposto dall'Oca del Nilo, la Grande Dea da cui sarebbe nato Ra, il Dio Sole, tanto per restare in tema con il significato solare e concetto base della festa.
Per i Greci invece l'Uovo d'argento era la Luna venuta dall'uccello nero che generò Eros, il dio che portò la luce al Cosmo.
Sempre greco era poi il mito ancor più antico per cui l'Uovo sarebbe nato da Eurinome, dea di tutte le cose, che per accoppiarsi con Ofione si mutò in colomba.

La colomba si ritrova anche presso i Babilonesi ed i Sumeri, la colomba che nel mito sorvola le acque primordiali del caos.
Chissà, forse è da lì che viene l'usanza della forma del dolce. Ad ogni modo già s'intravedono diversi collegamenti fra le culture, non trovate?

Infine, per i Celti l'Uovo Cosmico era "l'uovo del serpente", nato dallo stesso animale che ,per la tradizione egizia ancor più anticamente dell'Oca, l'avrebbe sputato dalla propria bocca.

Se l'Uovo è una delle tradizioni più diffuse però, parlando di lui non si può non citare il coniglio che spesso lo porta nel cestino a primavera e che per quanto Alice lo chiami Bianconiglio, esso non sia in realtà altri che la Lepre marzolina ,la quale accompagna la figura dell'antica Dea Eostre e che rappresenta per questo il periodo primaverile.












Certamente la Lepre era sinonimo di vita e fertilità anche per via della sua veloce e multipla riproduzione ma presso i Celti venia utilizzata anche come animale divinatorio in cui leggere presagi dal tipo di corsa.
Gli Anglo Sassoni la cacciavano ritualmente nelle feste primaverili mentre gli antichi Britanni la associavano alla divinità della Luna e ,se ci fate caso, ancora oggi si dice che sulla sua faccia piena si possa scorgere l'immagine dell'animale impressovi sopra.

Anche presso le tradizioni cinesi ,africane ed indiane ricorre questa rappresentazione della "lepre nella luna" e tutte ,a loro modo, ci ricordano il senso della festa primaverile in cui il sacrificio porta nuova vita.

Per i Buddisti ,infatti, una lepre saltava nel fuoco per offrirsi in dono e sfamare Buddha e fu perciò che egli ne impresse l'immagine sulla luna, in segno di gratitudine.
In Cina, la lepre lunare prepara elisir d'immortalità tramite pestello e mortaio e viene considerata come proveniente da Nord per salutare appunto la luna.
Ancora, per i Nativi americani la Grande Lepre è colui che crea e trasforma ( mito della rinascita), mentre per gli Egizi l'animale era collegato all'Est e rappresentava Osiride Risorto ,così come anche Thoth ed Ermes, divinità messaggere portatrici di luce e quindi di vita.
I Norvegesi raffiguravano divinità lunari accompagnate da lepri che reggono lanterne e la leggenda  dice che Freya, Dea nordica della fertilità, avesse delle lepri come inservienti.
In Europa poi la lepre, avendo l'abitudine di nascondersi nei campi di grano fino alla mietitura, viene associata allo spirito del cereale talmente tanto da dare il nome all'ultimo covone del raccolto.

La lepre è sempre stato quindi simbolo luminoso di fertilità e vita ma, se nell'antichità veniva venerata e considerata sacra, nel Medioevo è stata demonizzata e tramutata in un cattivo auspicio, simbolo delle streghe che ne prendevano le sembianze.
Ci sono infatti storie medievali che narrano di ferite inflitte a lepri e ritrovate poi su corpi di donne, tacciate quindi di stregoneria.
Per fortuna ,però, le credenze medievali non hanno avuto eternamente la meglio sulla lepre di Eostre e ciò le ha permesso di tramutarsi nel bianco coniglietto che a Pasqua porta le uova.














Almeno quello!
Che già così è triste scoprire quanti simboli antichi siano stati assorbiti nel tempo e ne sia andata persa l'aura positiva primordiale in favore di nuove ,negative e più sciocche credenze.

Ma vediamo ancora il simbolo della Croce compreso in questa festa primaverile ed offerto, nel Galles il Venerdì Santo ,su focacce dolci da conservare come simbolo di guarigione secondo l'usanza precristiana.












Se i Babilonesi fecero della croce il simbolo della conclusione di un ciclo in cui il dio stesso vi veniva appeso ad indicare fine dell'anno, si può dire che essa sia riconosciuta come simbolo universale della dimensione spaziale del cosmo.

I suoi quattro bracci, tutti lunghi uguali, indicherebbero infatti i 4 punti cardinali e la sua inscrizione in un cerchio rappresenterebbe l'unione di Terra e Cielo ma il suo valore simbolico è davvero profondo e connesso con l'uomo.
La croce nel cerchio sarebbe la rappresentazione figurata della vita in tutte le sue direzioni ( 4 punti cardinali ) unita all'esperienza che si accumula vivendo e che ci permette di evolvere, di illuminarci e crescere rinnovati grazie al sacrificio dato dalle fatiche delle esperienze stesse.
Quindi ,nuovamente, un simbolo di rinascita tramite il sacrificio.

Ancora, in tempi antichi, la croce era intesa come rappresentazione dell'anno solare in 4 quarti e si dice che il cerchio che la conteneva figurasse il sole mentre passava attraverso i punti più importanti del suo viaggio, un po' come accade nelle 4 feste celtiche principali.

Restando legati al "tema solare" della festa possiamo riassumere che, celebrando il cammino del sole nel cielo e festeggiando con esso il risveglio della natura, si assista anche ad una sorta di sposalizio fra la divinità maschile (Sole) e quella femminile (Terra) ,che unisce i due per generare la nuova vita estiva, e che gli antichi giochi con la palla non facessero altro che sottolineare questo duplice evento.
Ancora oggi, infatti, nel Galles meridionale ,due squadre di due paesi diversi si ritrovano per giocare calciando un pallone l'uno nel confine dell'altro proprio a ricordare il vecchissimo gioco in cui la palla (una vescica di toro gonfiata e ricoperta di pelle) ,attraversando una linea sul terreno, simboleggiava il rito di passaggio del sole tra l'oscurità invernale e la luce.

Insomma, l'Equinozio di Primavera è fondamentalmente il superamento dell'ostacolo finale che ci separa dalla metà luminosa dell'anno e la successiva festa di Beltane rappresenta l'incoronamento dell'Estate ,con la completa vittoria delle Luce sul Buio, di Samos su Giamos.


Come festeggiare Ostara ?












Come sempre si tratta di celebrare in modo semplice ,ponendo l'attenzione sul significato di Rinascita, magari tramite una tranquilla meditazione seduti al sole e coperti da uno scialle che ci ripari dal vento.
Si può pensare al proprio giardino/balcone come aiuola interiore in cui i semi che germogliano  raffigurano i nostri progetti futuri e si possono ringraziare il Sole ,la Terra ed anche il pazzo clima primaverile per il soffio vitale che portano su tutto ,perché simbolo di vita che esplode nuovamente.

Se amiamo la tradizione dei Celti possiamo meditare seguendo l'antica leggenda del Signore Dormiente, potente elemento presente nell'eredità di tutte le nazioni celtiche.


Secondo il mito ,infatti, un potente e valoroso Re Guerriero giacerebbe addormentato sul fondo di una grotta scura, nascosta in profondità sottoterra, dove dimorano gli archetipi capaci di provocare mutamenti interiori fondamentali, ed attenderebbe il Risveglio ,circondato da tesori di ogni tipo.
L'atto di risvegliarlo viene considerato totalmente rivoluzionario, un qualcosa capace di ribaltare completamente le sorti del mondo, un vero e proprio ritorno della coscienza in sé, in grado di riportare azione e vita.
Ovviamente il significato è simbolico ma se si visualizza una meditazione di tale tipo, di noi che scendiamo sottoterra ,al buio, e che lo svegliamo dal suo sonno profondo, diventa chiaro il suo significato: ridestare la Luce che riporta la speranza della nuova vita primaverile.

Inoltre, il fatto che lui dorma armato di tutto punto dovrebbe far ulteriormente pensare alle possibili conseguenze di questo risveglio così brusco perché il Re che dorme porta le cicatrici delle battaglie della vita e sicuramente ,ridestandosi, potrà provare dolore al loro ricordo.
Starà solo a lui decidere come sfruttare le armi e le esperienze ,certo, ma starà noi ,con la nostra meditazione, visualizzarlo in positivo mentre, nuovamente energico e in salute, diventa la guida del mondo naturale che si sveglia ora insieme a lui.
In tutto questo sta anche il fatto di comprendere ed accettare l'alternanza delle emozioni positive e negative affinché diventino utile esperienza.


A parte i bellissimi miti, se però ci sentiamo più pratici possiamo iniziare o proseguire qualche cura depurativa e ricostituente e curare l'irrequietezza ed il nervosismo ,tipici di questo cambio stagionale, con qualche piccola attività all'aperto che ci riavvicini al sole e al moto, così da scaricare un po'.
E' ora di uscire dall' introversione invernale e di raccontare al mondo cosa abbiamo imparato nel buio rigenerante di Giamos :)












Se infine vogliamo compiere un rituale possiamo porre su una pietra, all'aperto, delle candele gialle e verdi, come il sole e la nuova vegetazione, ed accenderle ringraziando la Terra per la nuova stagione.


Al solito, non si tratta di compiere gesti eclatanti ma solo di ritrovare un contatto con i ritmi naturali per non dimenticare che ,in fondo ,siamo molto simili alle piante, agli animali ,alla terra e che la vita è fatta di cicli.

Un abbraccio e buon Equinozio :)

11 marzo 2017

I Celti: Magia rituale, Equilibrio acqua e fuoco e Bussola dei simboli nazionali

Pian piano stiamo familiarizzando con i vari concetti celtici di Tempo e Spazio e ci stiamo abituando anche alla presenza di varie divinità oltre alla Dea, signora della Terra e madre della Vita, fisica e spirituale.
Perciò direi che oggi possiamo dedicarci al tema della magia rituale così da perderci un po' in quella dimensione ,avvolta da un velo di nebbia e mistero, che attrae e genericamente definita "fantasy".














Non che ci sia niente di male nell' usare questo termine iconico ma ,giusto per restare più fedeli all'anima celtica, sappiate che fate, folletti, trolls, korrigans, lutins o altre magiche creature presenti nella letteratura di tale genere esulano abbastanza dalla cultura dei Celti.
O meglio, sicuramente credevano che spiriti magici dimorassero negli elementi della Natura e certamente li rappresentavano in qualche maniera ma non come si vedono ora raffigurati in libri o cartoline.
Per loro ,come abbiamo già detto in precedenza accennando all'arte, poco della Natura veniva disegnato ricalcando le forme reali ma lo si faceva più seguendo l'estro dato dagli Elementi e prediligendo forme curve ,sinuose e decorati intrecci infiniti.
Per quanto riguarda poi la figura umana, certamente l'uomo celtico rappresentava anche se stesso ma lo faceva stilizzando moltissimo le forme e creando disegni estremamente particolari e piuttosto lontani dai canoni estetici della classica "bellezza greca".









Quindi potremmo dire che nella rappresentazione illustrata di creature magiche, forse quella che si avvicina di più è quella astratta o che tende a fondere il più possibile elementi animali e vegetali con minime caratteristiche umane.


Detto ciò, e senza nulla togliere a tutti gli illustratori che da sempre ci fanno sognare quando danno nuova vita a mondi antichi, dedichiamoci ora al post tenendo a mente che nella tradizione celtica l'elemento principale era la Spiritualità e che quando si parla di essa si intende sostanzialmente la Semplicità d'Animo.

Quindi anche oggi buona lettura !


La tradizione druidica legata ai Rituali seguiva semplici fondamenti e non necessitava di sfarzi, difatti ,se si chiudono gli occhi e si pensa ai Druidi, l'immagine che principalmente viene alla mente è quella di  persone dalla lunga barba e vestite di bianco che rivolgono le loro preghiere alla Terra in un semplice bosco.










Questo bosco, o piccola radura, era solitamente uno spazio naturale consacrato alla Dea in cui si officiavano i riti ,a volte delimitato da circoli di pietre, e solitamente chiamato Nemeton.

Non era infatti importante che il luogo fosse una costruzione solenne poiché la solennità risiedeva nelle energie che venivano convogliate in quel punto tramite la consacrazione stessa.
Questa poteva ,all'occorrenza, anche essere fatta dal druido disegnando un cerchio sul terreno con un semplice bastone ed invitando altre persone ad entrarvi, a seconda che quelle fossero o meno collegate al rito.
Perciò, sostanzialmente, quando nelle raffigurazioni o nei film si vede la tracciatura del cerchio su terreni o pavimenti ,anche con simbolo del pentacolo incluso, non si dovrebbe pensare necessariamente ad un qualcosa di negativo quanto piuttosto ad uno spazio "limitato" in cui l'officiante sta raccogliendo le energie.
Come abbiamo visto in precedenza ,infatti, saranno poi solo "l'intenzione" ed il "moto" del rituale a determinarne la positività o negatività.

Spesso, intorno ai Nemeton di uso continuativo, e quindi non creati solo all'occorrenza del momento, veniva scavato un fossato profondo che serviva a dividere lo spazio sacro da quello mondano ed è curioso notare come questa usanza sia stata conservata anche dopo l'avvento del Cristianesimo, quando la sacralità dei luoghi di culto necessitava comunque di uno "stacco" dall'ambiente comune.














Se il bastone ,solitamente fatto con rami di alberi ritenuti sacri quali quercia, agrifoglio, nocciolo, melo, betulla, acero e salice, aiutava il druido a focalizzare ed estendere la propria energia, esso non era l'unico strumento "attivo" nel rituale poiché all'interno del Nemeton era prevista la presenza di altri oggetti simbolici, disposti in punti precisi ed orientati secondo la Bussola vista nel post precedente.

Nel centro stava un palo ,a rappresentare l'Albero Cosmico (Bilios), mentre nelle sue vicinanze vi erano un Pozzo ed un Falò utili a comunicare con i due mondi, Sotto e Sopra, tramite i due elementi Acqua e Fuoco.
Questi erano fondamentali nella tradizione celtica poiché erano idealmente posti ,nello spazio sacro del Nemeton ,ai due "cancelli" fra Samos e Giamos ,come già visto, e permettevano di raggiungere rispettivamente il mondo sotterraneo della Dea ed il Cielo.

Se vi steste chiedendo cosa abbia a che fare il Fuoco con il Cielo, sappiate che secondo la mitologia a quest'ultimo si arrivava grazie al fumo delle fiamme che venivano disperse nell'aria.
Da qui l'usanza ancora viva di bruciare incensi durante i riti e le meditazioni.

Quanto all'Acqua, è chiaro che essa rappresentasse una sorta di liquido amniotico primordiale e che il Pozzo fosse la principale via d'accesso per giungervi.
Considerate che da sempre le fonti ed i pozzi naturali vengono ritenuti sacri dalla tradizione celtica.
Ne è la prova il famoso Chalice Well di Glastonbury ,in Inghilterra, ancora visibile e considerato luogo sacro di celebrazione in occasione delle feste.
















Secondo la leggenda, il Chalice Well, detto anche Pozzo del Calice, sarebbe nato quando Giovanni d'Arimatea posò sulla collina di Avalon il Santo Graal, dando così origine ad una fonte di acqua consacrata.
Però ,nonostante la sua possibile nascita cristiana o legata alle leggende arturiane, quel che interessa a noi ora è il simbolo che porta sul coperchio ovvero il Vesica Piscis, poiché questo lo ricollega alla tradizione celtica della dea Madre.
















Tale simbolo è difatti presente fin dall'antichità e in molte culture e, nonostante le tante valenze che lo accompagnano, tutti concordano nel leggere il femminino sacro nella mandorla centrale che nasce dall'intersecarsi dei due cerchi.
Esso rappresenterebbe quindi la fonte stessa della vita, la sessualità, la fertilità e la forza naturale della donna ,ampiamente valorizzata presso i Celti e quindi tenuta in grande considerazione anche nell'organizzazione del Nemeton tramite l'Acqua in quanto collegamento con la Dea stessa.

L'Albero Cosmico invece, che vedremo meglio in un post dedicato agli alberi tanto amati dai Celti, raffigurava la divisione verticale del mondo in tre parti e poneva la Tribù al centro ,con il compito di bilanciare gli influssi provenienti da Sopra e da Sotto al fine di sopravvivere e proliferare.















Il Regno di Sopra, detto Nemos, era il Cielo, luogo dell'ordine e della permanenza che sostengono i valori culturali ,ed essendo posto idealmente a Nord seguiva l'influsso di Lugh e della sua Lancia sfolgorante. Da tale regno venivano infatti la luce e tutto ciò che era in grado di portare chiarezza e comprensione.
Il Regno di Sotto, detto invece Mori, era il luogo in cui il Mare si fondeva con l'acquoso mondo sotterraneo della Dea, reame del Caos e dell'Oscurità dal quale veniva la fertilità che circondava e proteggeva la Terra.

Riguardo alla visione celtica del Mondo c'è anche da ricordare che, oltre ad essere rappresentato verticalmente, esso veniva raffigurato secondo altri due modelli:
quello di Tara, la Bussola con i 4 punti cardinali del post precedente, e quello di Uisneach ,disegnato dalla stella a cinque punte ,la quale concedeva alla Dea una sorta di punto cardinale supplementare per sottolinearne ancora una volta la sua grande importanza.

Chissà, forse è proprio da qui che ha avuto origine il simbolo del Pentacolo, tanto bistrattato per via dell'errata valenza ad esso attribuito.














Esso infatti non è da collegarsi a nulla di negativo ,come molti credono, poiché raffigura il Creato, riportando in sé i 4 Elementi più l'Anima e racchiudendoli in un cerchio che simboleggia il Mondo.
Diciamo che ,purtroppo, il significato del pentacolo, insieme a molta altra eredità celtica e quindi pagana, ha subito una deformazione nel tempo quando, dopo l'avvento del cristianesimo, gli è stata attribuita una nota demoniaca che in realtà non possiede affatto.


Tornando un momento ai due Elementi Acqua e Fuoco presenti nel Nemeton ,perché meritano davvero più spazio, è bene ricordare che essi, pur rappresentando l'uno l'opposto dell'altro ,contribuendo così al gioco della Polarità descritta nel post precedente, ne sono anche il riflesso.




















Difatti, se l'Acqua è vita tramite la fertilità, il Fuoco lo è ugualmente grazie alla rigenerazione che comporta e, in sostanza, si torna sempre al concetto ciclico dell'infinito ,base di tutta la cultura celtica, per cui è dalla morte che nasce la vita.

Acqua e Fuoco rivestono importanza anche nei punti centrali delle due stagioni primarie Inverno ed Estate e cioè nelle due feste Imbolc e Lughnasadh dedicate a Brigid e Lugh.
Se ricordetere, infatti, Brigid era detta la Dea del Triplice Fuoco ma era anche protettrice delle fonti (simbolo di lustrazione) e perciò in lei convivevano in equilibrio i due elementi ,ma una cosa simile si può dire anche di Lugh, il padrone di tutti i talenti e della famosa Lancia avuta in dono dal saggio Esrus, perché come vedremo fra qualche riga anche lui poteva dominare Fuoco ed Acqua.

Brigid e Lugh sono inoltre due divinità collaborative perché ,se la prima ci carica di nuova energia accendendo il Fuoco della grezza ispirazione che alimenta le attività umane all'arrivo della Primavera, il secondo invece lo plasma come un artigiano nell'esplosione dell'Estate, consentendo all'uomo di non disperderlo ma di utilizzarne invece la sua energia nell'atto di creare.

L'una è la fonte energetica fertile, l'altro è colui che ne imbriglia il potere permettendoci di costruire.
Non per niente Brigid e Lugh sono entrambi patroni degli artigiani, di coloro che creano.
















Allo stesso modo però, i due governano anche l'Acqua perché, mentre lei ce la offre come fertile nettare per i fiori della nuova stagione, lui ce la dona sotto forma di ristoro durante i temporali estivi ,per placare la sete dovuta alla grande attività dell' Estate.














Ricordiamoci infatti che Lugh possiede la Lancia sfolgorante, ovvero l'arma con cui può combattere il Fuoco con il Fuoco stesso quando si trasforma nel fulmine che saetta fra le nubi generando i rinfrescanti temporali d'Agosto!
E pensate che in questo modo il Dio ci prende anche per mano accompagnandoci gentilmente verso la fine del ciclo estivo ,il quale ci riporterà all'incontro con il freddo di Giamos.

Non trovate anche voi che sia molto bella questa visione ?

Inoltre, con il Lugh-Signore del Raccolto,  quando c'è la mietitura dei campi sul finire dell'Estate, si raccoglie per conservare ciò che servirà ad affrontare l'Inverno e ciò ,oltre ad essere concretamente vero, è anche molto simbolico.
D' Estate infatti ci siamo scatenati correndo in bicicletta e convogliando su di noi i raggi del sole mente sul suo chiudersi ci rinfreschiamo con la pioggia e grazie ad essa iniziamo a fare il punto, cominciando quel ciclo per cui le nostre idee coveranno al caldo delle coperte per poi rifiorire in primavera.

Siamo davvero fatti di Natura, dentro e fuori.
Dovremmo solo tornare ad ascoltarci di più :)


Ecco, ora devo lasciarvi ma non prima di avervi donato l'ultimo strumento magico che ogni druido moderno dovrebbe conoscere e cioè la Bussola Celtica dei Simboli.
Nuovamente nominata così dalla mia fantasia, è una semplice raffigurazione in cui le sei nazioni celtiche ,disposte secondo i punti cardinali ,vengono associate al loro simbolo e che si utilizza nei rituali moderni quando, tramite la preghiera e la meditazione, si vuole inviare energia alle "terre sorelle".
Certo essendo solo 4 i punti e 6 le nazioni si è dovuti scendere a compromessi ma ,in sostanza, stringendosi un po' ci si sta tutti e così tutti possono avere la collocazione spaziale stabilita dalla tradizione:
Sud - Bretagna - Ermellino
Sud Ovest - Irlanda - Arpa
Nord Ovest - Isola di Man - Trinacria
Nord - Scozia - Cardo
Nord Est - Galles - Drago
Sud Est - Cornovaglia - Gracchio

Possibilmente, più avanti, parlerò dei simboli uno per uno ma intanto attendo conferme da voi.
Riguardo agli altri luoghi non saprei ma ,per quel che ho potuto vedere in Bretagna ,ancora oggi l'Ermellino, la Blanche Ermine, considerato il simbolo della regione, racchiude in sé proprio tutto il piglio bretone.















Nella tradizione della Bretagna, l'ermellino utilizza le sue piccole dimensioni, l'agilità e l'astuzia per giocare e vincere i suoi grossi nemici, il lupo francese ed il toro inglese.

Che dire ?
La semplicità ed il carattere deciso di questa terra sono la sua forza ed in questo animale si notano tutte.
Entrambe, unite ad un tocco di dolcezza ,dato dal verde della costa che si tuffa nel blu dell'oceano, la rendono al mio cuore estremamente affascinante, così come il candido ermellino.
Le sue origini celtiche ,infine, sono la classica ciliegina sulla torta :)

Chissà se anche per voi ,amanti di qualcuna di queste terre, è la stessa cosa.

Un abbraccio e al prossimo sabato !

6 marzo 2017

Aggiornamenti primaverili :)

Con la primavera che bussa insistente alla porta ne approfitto per riordinare le idee e scrivo due righe in proposito, così da usare il blog come timone ed aggiornarlo per rispondere un po' alle domande private che ricevo via email.

Perciò mettevi comodi e curiosate pure .

















Come stai? 
Bene, grazie :)













Sul serio, sono stanca ,lo ammetto, ma penso sia normale.
Per il resto però va tutto bene.
L'inverno ,il lavoro e le novità poco piacevoli come l'ustione alla mano di Mr Baggins ,che per settimane dopo Natale mi ha vista infermiera ed illustratrice sotto consegna (con conseguente doppia dose di stress), e la successiva morte di Gwenn mi hanno provata ma l'equilibrio c'è e con un po' di tea, cioccolato, qualche serie TV, un buon libro ed una copertina si cerca di stare sul filo, lavorare e ritrovare comunque il sorriso.

E il lavoro, come va ?












Quello procede molto bene e devo ammettere che stavolta l'editore in questione si sta rivelando un vero unicorno :)
Intendo dire che stiamo lavorando in sintonia e che quindi, nonostante ci sia parecchio da fare e a volte la situazione diventi stressante per via dei tempi di consegna, procediamo in serenità e quando accade, in questo mestiere è davvero un dono perché aiuta a contenere lo stress .
Con questo cliente avevo già lavorato 4 anni fa ed i 12 volumi realizzati insieme ci hanno dato modo di conoscerci a vicenda, altro punto positivo di questa professione.

Difatti, se si capiscono le necessità editoriali dei clienti, come anche il loro modo di procedere e l'ampiezza della flessibilità offerta dalla collana o dal libro, si arriva a lavorare con più equilibrio e fiducia da entrambe le parti e diventa possibile sostenere anche lavori di grandi portate senza impazzire.

Per quanto mi riguarda sapevo già che questi nuovi volumi avrebbero fatto parte della collana precedente e che quindi ci sarebbero state da rispettare delle necessità,  perciò ho fatto brainstorming con me stessa e mi son detta "sai che è così, cerca di assecondarli fin da subito per non trovarti poi nella confusione data dalla richiesta di mille modifiche".
Così ora le cose stanno filando piuttosto dritte.

Ammetto l'intoppo iniziale dato dal cambio di lavorazione, da tradizionale a digitale, ma devo dire che è durato solo il tempo di un paio di prove per raggiungere un risultato che piacesse ad entrambi, sempre nei limiti delle richieste.

Quindi ,insomma, è andata bene anche riguardo questo punto.

Questi libri non sono solo testi illustrati ma funzionano anche poi come collana d'attività usata per insegnare il catechismo, nelle scuole o nelle biblioteche, e perciò devo consegnare le tavole digitali in PSD, con alcuni livelli aperti, per permettere ai grafici di estrapolare gli elementi ed inserirli nella parte dedicata all'attività. Questo solo per dire che nella lavorazione si deve tenere conto anche di ciò per fornire tanti dettagli ,a volte piccoli, elaborati e piuttosto puliti così che "funzionino" anche su fondo bianco.

Detto tra me e voi, io vorrei tanto cambiare genere e lasciare in parte per un po' l'illustrazione religiosa ma quando arrivano contratti di una certa portata e si decide di prenderli poi ci va pazienza per arrivare in fondo e si deve comunque lavorare professionalmente e con amore.
Quindi per ora mi ci dedico con la stessa cura di sempre e poi vedremo.
Speriamo che l'autunno o il 2018 portino anche qualche bella fiaba, così da poter liberare anche la mano che adesso, dovendo rispettare le richieste di una collana precedente, deve ricalcare se stessa di 4 anni fa e questo ,per me, non è affatto facile.















Tendenzialmente, infatti, a me piace sperimentare ed avanzare creando qualcosa di aggiornato e che stilisticamente rispecchi anche un po' i tempi, ma anche qui...
l'illustrazione è un lavoro al servizio di un cliente e richiede sempre d'esercitarsi fra elasticità ed equilibrio.
Perciò, nuovamente, per ora porterò avanti questi volumi con uno stile molto simile al precedente e poi vedremo.

Già devo ammettere di essere fortunata perché ,conoscendoci ,il cliente mi lascia libertà d'azione, fornendomi i testi suddivisi ma permettendomi di gestirli in base alle inquadrature, e questo è un dono prezioso perché posso persino suggerire piccole modifiche al testo stesso in caso di composizioni ricche o complicate.
Inoltre, sempre per la questione conoscenza e fiducia, posso creare e gestire il calendario delle consegne con elasticità e rapportarmi serenamente con l'editore perché ,in caso di problematiche o revisioni, lui sa di poter contare sulla mia professionalità e precisione e quindi è certo che le cose si risolveranno presto e bene.

Detto così può sembrare scontato ma credetemi, non lo è .
Purtroppo, lavorando via email/internet, ci si incontra raramente e non è semplice instaurare una buona fiducia se non ci si è mai visti.
Perciò, quando accade, ed il cliente ritorna anche dopo anni ,principalmente perché "Con Simona si lavora bene, è molto professionale e cordiale", beh... diventa molto gratificante ed anche se il genere non è proprio quel che volevamo, vale davvero la pena collaborare ancora.

Questo mestiere succhia via tantissima energia mentale e perciò, quando si ha la possibilità di lavorare con persone già apprezzate in passato, è bene farlo perché così tutto diventerà un po' più leggero.
Certo non tutti i progetti sono uguali ed i collaboratori delle case editrici cambiano continuamente, perciò anche se l'editore rimane lo stesso,si può trovare un altro grafico o revisore dei testi, ma ,sostanzialmente, se le persone percepiscono affidabilità e professionalità dal nucleo editoriale, ci sono molte probabilità d'avere respiro durante il lavoro.

Detto questo, per ora proseguo con il quarto titolo e poi verso Maggio/Giugno, credo che potrò mostrare qualche tavola completa ed aggiornare il blog con un post dedicato a questi volumi.

Cosa pensi di mettere nel blog?
















I post riguardanti i Celti proseguiranno ancora per Marzo ed Aprile e li sospenderò da Maggio a Settembre scrivendo solo in occasione delle feste celtiche.
Poi vorrei dedicare il mese di Maggio alla pubblicazione del diario di viaggio 2016 (al quale sto ancora lavorando) e a qualche post dal tono vacanziero, così da assaporare insieme l'arrivo dell'estate ,magari sognando qualche nuova meta bretone per il futuro Agosto.
















Infine credo che Giugno e Luglio saranno utilizzati com mesi d'aggiornamento riguardanti il lavoro ,intervallati magari da qualche nuova lettura o spunto BIO.
La consegna finale mi porterà ad Agosto e so già che il caldo e la stanchezza mi stenderanno.











Quindi penso che cercherò respiro progettando un viaggio 2017 e uscendo in bicicletta il più possibile, perciò diciamo che fuggirò dal Mac ogni volta che potrò :D

Ecco, a grandi linee questi sono i programmi.
Spero vi faccia piacere avere un'idea di cosa vi regalerà ancora il blog.
Intanto vi abbraccio e mi raccomando, godetevi l'uscita da sotto le coperte senza affannarvi perché faticare adesso è perfettamente normale e pretendere di fare tutto in una volta sarebbe sciocco.

Io, per andare sul sicuro, continuo a portarmi ovunque lo scialle vichingo super caldo, mega comodo ed extra size, così da apprezzare il clima atlantico che già investe Torino.



















Inoltre, per restare in tema, sfoglio un nuovo libro magico, perché la curiosità di scoprire non si ferma mai e la mia mente è sempre in cerca di cibo, anche se la lingua è straniera :)















A presto e buona primavera !

4 marzo 2017

I Celti: l'archetipo del Cambiamento, storia d'amore fra Cernunnos e la Dea

"L'essenza del tempo è ovviamente il cambiamento.
Ogni ciclo annuale è diverso ed al tempo stesso uguale"  














Nuovamente mi affido ad una citazione dal libro di Kondratiev perché la trovo calzante con l'argomento di oggi ,ovvero il cambiamento secondo i Celti .
Ma prima d'iniziare vorrei sapere come va e se avete digerito il post precedente :)

Se vi va lasciatemi un messaggio, qui o via email ,perché mi farebbe piacere sapere se e cosa questi post celtici vi stiano smuovendo nella mente, o anche solo se li trovate interessanti come spunti riflessivi.
Sapete, io amo molto la condivisione quando è educata e gentile, anche se esprime punti di vista diversi.
Perciò sentitevi liberi di dire la vostra.

Riguardo al cambiamento devo ammettere che in me provoca al contempo due reazioni differenti: gioia o adrenalina, per la novità che rompe la routine, e preoccupazione ed ansia ,per la rottura dell'equilibrio.

E' una questione che io attribuisco alla mia dualità di essere "artistico" ,sempre teso al rinnovo e alla crescita professionale ,ed "umano", amante dell'introspezione volta all'evoluzione interiore ma desideroso anche di quel "je ne sais quoi" dato dalla stabilità, ma sostanzialmente penso che ciò appartenga un po' a tutti noi, come apparteneva alla stessa tradizione celtica.
Tutti infatti, in quanto esseri umani viventi e fatti di cicli, necessitiamo del cambiamento e perciò, pur temendolo, lo rincorriamo.
Più o meno consapevolmente.

Per questo motivo ho pensato di parlane nel post di oggi, perché in fondo siamo tutti fatti di Samos e Giamos e renderci realmente conto di ciò potrebbe riavvicinarci ad una vita più serena ed equilibrata nei confronti di quel che cambia.
Inoltre, parlarne in ambito celtico non è affatto male perché offre sempre un punto di vista pragmatico, pur nella veste spirituale della tradizione.
I Celti infatti, a dispetto di quel che si crede quando si parla della Dea o dei due mondi (Sopra e Sotto), dovevano essere molto pratici perché essenzialmente "vivevano di Terra" seguendone i cicli ,anche a livello interiore , molto più di noi.
E personalmente penso sia questa la vera eredità celtica: la saggezza del saper vivere.

Spero che queste nuove righe possano affascinarvi, oltre che tornarvi utili.
Perciò buona lettura!













La dualità fra mutamento e permanenza, origine della vita stessa, è una tensione che ha sempre affascinato i Celti ,pervadendo ampiamente la loro cultura e riflettendosi in un aspetto che racconta l'eterna storia d'amore fra l'uomo e la donna, intesi come Tribù (essere umano) e Terra.

Abbiamo già notato come la visione celtica di Spazio e Tempo vedesse in campo Dio e Dea (rispettivamente proprietari di qualità come volontà attiva applicabile nel Tempo e continuità data dall'esperienza dell'introspezione) ed i punti di contatto fra i due ,utili a mantenere tutto in equilibrio grazie al ripetersi ciclico delle stagioni.
Ma il discorso non finisce qui.

Difatti ,essendo sempre e comunque la Dea la parte più incisiva, essa aveva anche il potere di mantenere inalterata la struttura delle cose al fine di renderle riconoscibili nel Tempo, avendo così ampio raggio d'azione anche in ciò che riguardava il Dio e rappresentando quindi simbolicamente il fatto che  l'interiorità e l'introspezione (caratteristiche dell'Altromondo) abbiano grande impatto sulla vita concreta e quotidiana perché capaci di mantenerla organizzata, quindi in equilibrio.

Difficile da inquadrare ?
Va bene, facciamo l'esempio che porta lo stesso Kondratiev poichè a mio avviso è molto utile.

Pensate alle cellule del nostro corpo, esse vengono ciclicamente sostituite dal passare del tempo pur restando sempre organizzate allo stesso modo.

In questo esempio vediamo chiaramente all'opera le due forze care ai Celti ,ovvero il Dio e Dea, mentre mutano la vita mantenendola però permanentemente organizzata .
Guardandola così dovrebbe risultare quindi anche più chiaro il perché della presenza dei tre elementi racchiusi nella mia frase di poco prima e cioè:
-Spazio-potenza dell'Altromondo-Dea ,in quanto generatore di eventi
-Tempo-necessità della presenza del Dio ,come spinta verso il cambiamento
-Punti di contatto/cambi stagionali ciclici ,per evitare la staticità della vita

Ecco, spero che la spiegazione vi abbia aiutato perché ora approfondiamo e vediamo come alla Dea, depositaria di così tanto potere, venga donata un'altra particolarità con cui gestire più facilmente il Cambiamento ,ovvero le due anime del Dio: Cernunnos e Maponos.
Ciò introduce per noi qualcosa di nuovo da considerare, anche a livello umano, e grazie alla visione celtica di ciò la questione dovrebbe risultare più comprensibile, oltre che affascinante.
















Provate a pensare alla Terra come base permanente (Dea) sulla quale le attività umane avvengono in maniera costantemente mutevole (Dio), a questo punto diventa abbastanza ovvio capire che le stagioni ,in quanto appartenenti alla Terra stessa, si succederanno indipendentemente dalla presenza umana ma anche che Dio e Dea dovranno vedersela fra loro costantemente perché l'uomo vive in tutte le stagioni.
Per questo motivo la tradizione celtica affida alla Dea due versioni del suo compagno ,le quali si alternano fra Estate ed Inverno affinché ella possa sempre avere accanto un consorte che rappresenti entrambi gli aspetti vitali dell'uomo, ossia l'amore acceso della giovinezza e l'affidabilità dell'età matura.

Come sempre questi sono concetti e modi di vedere il mondo appartenenti ad un popolo dall'animo molto semplice ma sostanzialmente rispecchiano la vita ed aiutano a comprendere meglio anche l'importanza delle quattro feste.

I racconti mitologici celtici sono ricchi di intrecci in cui due uomini rivali cercano di conquistare l'amore della stessa donna e questo è ,in sostanza, quel che succede durante l'anno fra il giovane Maponos ed il maturo Cernunnos nei confronti della Dea.
Entrambi la cercano ed entrambi riescono ad averla ,a stagioni alterne, contribuendo così al ripetersi del ciclo della vita. Però, sempre restando fedeli all'importanza celtica per l'aspetto interiore derivante dall'Altromondo, bisogna dire che a Cernunnos-Compagno d'Inverno, è riconosciuto più spazio poiché ,in realtà, il Maponos estivo è solo un'altra sua rappresentazione ,utile a far capire "praticamente" alla Tribù in quale delle due modalità dell'anno si stia vivendo, Samos o Giamos.

Difatti, anche quando Maponos-l'Uomo Verde attrae la Dea con la sua vitalità estiva, si tratta solo di una "giovane fioritura transitoria" in cui il Cernunnos invernale fa da spettatore, attendendo poi la morte di Maponos per passare nuovamente in primo piano.

In pratica a Cernunnos vengono attribuite due valenze a seconda del momento dell'anno poiché egli, come l'uomo stesso, è sempre presente nella sua vita ( invernale ed estiva ) e, oltre a rappresentare ciò, raffigura anche la consapevolezza umana del trovarsi in modalità Giamos anche quando il periodo è quello di Samos e viceversa.
Cernunnos ,difatti, è sempre se stesso ma ,mentre a volte vive attivamente, altre invece è solo spettatore della propria vita.
Esattamente come accade a noi quando ci ritroviamo chiusi nella nostra introspezione per i più svariati motivi anche se concretamente siamo vivi e quindi attivi.

Secondo me le profondità di lettura che presenta la figura di Cernunnos lo rendono davvero interessante perché esatto specchio dell'Uomo in quanto essere umano.

Pensate che i Celti ,per identificare meglio le due stagioni di Cernunnos ,lo rappresentavano con le corna di cervo ,cosa che gli ha portato il famoso soprannome di Dio Cornuto.




















Sapete, le corna di cervo sono differenti da tutte quelle degli altri animali perché hanno la capacità di cadere e ricrescere ciclicamente divenendo così un importante elemento per la raffigurazione del Dio nel suo aspetto primario (Cernunnons anche quando è il turno di Maponos) a seconda della metà dell'anno in cui ci si trova.
Inoltre, questo animale è considerato sacro dai Celti poiché ha la capacità di viaggiare fra i due mondi portandovi alternativamente la luce.
Infatti, il Cervo che si trova nel regno celeste all'avvicinarsi di Samhain è l'archetipo del cambiamento, il messaggero che viene a portare a Giamos la piccola luce che inizierà a crescere dopo il Solstizio di Yule e la stessa che accompagnerà l'Inverno fino all'arrivo della nuova Estate.

Questa caratteristica del Cervo si è conservata anche dopo l'avvento del cristianesimo e si ritrova nelle leggende legate a Sant' Eustachio in cui l'animale dalle corna luminose appare come portatore di miglioramento negli animi umani.

Non trovate anche voi che sia interessante questo modo di vedere il Cambiamento, così insito nell'animo umano e così desideroso di giocare a nascondino lungo tutta la durata della vita ?

















Personalmente ,riflettendoci sopra, credo sia un buon modo per accogliere positivamente tutti i su e giù della vita stessa e tutte le sue novità.
Inoltre penso che guardandoci dentro e comprendendo a fondo questa dualità ,la quale si ripete costantemente ogni volta che qualche nuovo interesse risveglia i nostri sensi e non solo quando da giovani ci innamoriamo dell'altro, potremmo anche vivere più sereni grazie alla consapevolezza che l'uomo stesso è ciclico e che lo è più volte, esattamente come la Terra su cui vive.

Infine, per chiudere il breve post di oggi e lasciarvi alle vostre considerazioni personali, vi racconto ancora che Cernunnons viene definito anche come il Signore della Ricchezza, poiché "simbolo del successo che viene dal facile scambio di risorse",e che forse è proprio questa sua "capacità di entrare nella modalità di contemplazione quando non ha effettiva possibilità d'azione", come accade concettualmente anche per la festa di Samhain, a renderlo così importante per la tradizione celtica.

Infatti è proprio quando ,non potendo effettivamente fare nulla, si sceglie di "andare in riposo" (ponendo quindi attenzione verso l'interiorità/influsso del mondo della Dea) che si da inizio ad un nuovo ciclo.
Quando cioè ,impossibilitati all'agire per qualche motivo, si sceglie di aprirsi lentamente ad una crescita che maturerà pian piano nella nostra profondità interiore ,ovviamente buia ma anche estremamente fertile.

In fondo, la certezza della "Rinascita del Verde" dopo l'apparente morte al gelo invernale, è il tema stesso della credenza celtica, quella che assicura che la sua cultura rinascerà più forte quando i tempi saranno maturi e la stessa che, probabilmente, vive nel mito per il quale Artù risorgerà quando l'Inghilterra avrà nuovamente bisogno di lui.

Ma questa è un'altra storia, cui vale la pena dedicare un intero post.
















Intanto vi lascio la possibilità di aprire lo sguardo considerando il Cambiamento sotto una luce nuova e più positiva e riflettendo sul fatto che ,essendo noi realmente composti dell'ambivalenza e della capacità di Cernunnos, forse sarebbe bene equilibrare questo gioco delle parti permettendo a se stessi di essere sia il Dio che la Dea, ovvero sia Mutamento che Permanenza, alternativamente, in serenità e con grande pazienza.

A presto e al prossimo post :)